domenica 9 aprile 2017

CI VUOLE PROPRIO CORAGGIO




Avere coraggio non vuol dire non avere paura.
Il coraggioso è consapevole dei rischi, ma va oltre cercando di superare l'ostacolo.
Un elogio, un applauso, un abbraccio a chi ha avuto timore, chi ha tremato, pianto e nonostante questo ha cercato di affrontare il problema perché ne vedeva una possibile soluzione.
A volte c'è chi non percepisce il rischio, ma in questo caso potrebbe anche essere che quello messo in campo non sia coraggio, qui: o si è degli sprovveduti, oppure, si è già consapevoli dei propri mezzi e tutto appare alla portata. Allora, se nel primo aspetto non si è mossi dalla virtù che stiamo trattando, ma dell'azione senza calcolo, dalla sprovvedutezza, dall'impulso; nel secondo, invece, può darsi che sia dato dalla sovrapposizione di esperienze passate che si rivedono ora -magari a ragione, magari no- e che fanno dire "posso farcela anche questa volta", "non c'è problema, conosco bene i miei mezzi, conosco bene la situazione, ora agisco e risolvo". Forse, anche in questo caso non si può parlare di coraggio, perché lo si era utilizzato in passato ma ora, consci dei mezzi di cui possiamo disporre, agiamo con meno timori o titubanze. Il coraggio era stato messo in campo in passato ora si vive, diciamo, di rendita.

Il coraggio, come virtù, fa affrontare le sfide. Non sono già vinte, non è detto che lo saranno, ma getta un ponte da dove siamo a dove vorremmo andare. Sin dall'antichità è stato citato, analizzato, se ne parla in Omero, in Platone <1>,<2>,  le disquisizioni su cosa sia arrivano fino ai giorni nostri: a volte con connotazioni totalmente positive, in altre, molto meno.
Senza fare un resoconto storico-che se vuoi fare, un'idea puoi fartela guardando le note- vediamo cosa può servirci sapere per essere utile alle nostre ricerche.

Nel gergo umanista, questa virtù è "la facoltà umana di governare la paura nel perseguimento dei propri obiettivi" (Stanchieri 2008). In quest'ottica non è solo un atto eroico, è l'esperienza di chi si cimenta in attività difficoltose lavorando per trovare soluzioni, cercandole attivamente, passo dopo passo, acquisendo gli strumenti -quando è possibile- per limitare l'imponderabile e ciò che non è direttamente sotto il nostro controllo. Qui l'acquisizione del sapere è fondamentale per poi poter agire.
Quando si parla di coraggio, dobbiamo tenere presente che esistono quattro potenzialità legate ad esso, e sono: audacia, persistenza, vitalità e integrità (Stanchieri 2008). Le vedremo una per una, associate al tema della ricerca, perché ognuna traccia delle caratteristiche importanti della persona, che dicono sia dell'atteggiamento nella vita di tutti i giorni che nella nostra ricerca o sviluppo di opportunità lavorative.
Come tutte le potenzialità, possono essere riconosciute e allenate.
Ciascuno di noi ne ha qualcuna più caratterizzante il proprio essere e qualcun'altra, invece,  meno in evidenza: che potrebbe esserlo perché castrata dal contesto o da propri paradigmi o, più semplicemente, meno nelle corde della persona.

Chi cerca opportunità di lavoro oggi deve avere sicuramente una propensione al coraggio, se non altro per andare oltre quello che sente ogni giorno, vero o falso che sia: sul mercato, i datori di lavoro, le agenzie, le tasse, le regole scritte o meno di come cercare ecc. Occorrerà averne anche solo per iniziare a raccogliere informazioni utili, per proporsi, per aprire un'attività o candidarsi. Per questo, nei prossimi post, analizzeremo le potenzialità legate a questa virtù, proponendo qualche spunto su come allenarle.
Si! Dovremo essere coraggiosi...non sprovveduti.


<1> Interiorità e anima: la psychè in Platone, Maurizio Migliori, Linda M. Napolitano Valditara, Arianna Fermani Vita e Pensiero, Milano 2007.
<2> La via del caraggio. Dal guerriero antico al soldato moderno, la vittoria dell'uomo sulla paura, Riccardo Dal Monte, Hobby/ & Work Pubblishing, Bresso 2010.

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