domenica 3 febbraio 2013

IL PRIMO PASSO...DI QUATTRO


Eccoci, finalmente entriamo nello specifico del metodo, argomentando da vicino cosa possiamo rispondere alle domande proposte alla fine del post precedente.
Successivamente, una volta volta argomentate tutte e quattro, cercherò di declinare le domande di questo piccolo - e spesso sottovalutato- modello, calandole in casi concreti.

Iniziamo.
La domanda: "DOVE VOGLIO ARRIVARE?" pone le basi per una riflessione di chi siamo e, conseguentemente, cosa vogliamo.
Facciamo un passo indietro. E' noto che le attività di orientamento hanno, tra le altre cose, i seguenti oggetti: favorire la conoscenza di sé nella persona (attitudini, interessi, esperienze, conoscenze, capacità); svolgere un'attenta analisi della realtà che avvolge ciò che professionalmente ci interessa, e che potremmo chiamare "conoscenza del contesto di riferimento" in relazione agli obiettivi posti; successivamente, si andrà a supportare la persona nella definizione di un progetto, professionale o formativo, mediando fra obiettivi della persona e realtà oggettiva.
Detto questo, se ragioniamo sul "DOVE VOGLIO ARRIVARE" dovremo soffermarci, innanzitutto, su quale cosa/e vogliamo veramente, cioè: identificare l’obiettivo da raggiungere.

Se, per esempio, vorremo essere assunti dalla azienda X, dovremo chiarirlo a noi, perchè così facendo sarà molto più facile comunicarlo, poi, all'azienda. Non dovremo dare per scontato questo aspetto e, sopratutto, non dovremo sparare a casaccio se il tipo di lavoro ci interessa veramente. Prendesti uno che si candida nella tua azienda "tanto per"? Se ti candiderai "tant per" lo si vedrà e sentirà (che dire, poi, ogni tanto va a buon fine anche la candidatura "tanto per", ma non possiamo certo indicarla come metodo scientifico raccomandabile...).
Vale la massima: “Non è utile partire se non si sa dove si vuole andare”.

Diceva "conosci te stesso" la massima iscritta sull'Oracolo di Delfi e, se la accostiamo alla celebre frase socratica "so di non sapere", possiamo trovare due preziose indicazioni di come potremmo muoverci: per scoprire cosa realmente stiamo cercando e, magari, afferrare cosa vogliamo.
Un'utile strumento per comprendere ciò è il bilancio delle competenze, spesso parte integrantedel percorso di orientamento, ovvero: l'analisi realistica di quali siano le capacità del soggetto, come e quando si esprimano al meglio. In questa attività si analizzano nel particolare: -Conoscenze; -Competenze; - Motivazioni; - Aspettative.
A presto!

giovedì 24 gennaio 2013

CENTRARE IL BERSAGLIO...DOVE, CON, COSA, COME


Comunicare le proprie competenze. 

Ora, fatte le giuste premesse sulla comunicazione “intersoggettiva”,  definiamo concretamente cosa occorre per  svolgere un'efficace campagna di ricerca di lavoro.
In prima battuta, come nei passaggi precedenti mi ostinavo a propinare, dobbiamo farci delle domande specifiche. Serviranno a definire il proprio piano di sviluppo.

Chiediamoci, ognuno per sè: “sono chiaro quando mi propongo?”, "la gente che ho attorno capisce cosa sto cercando?”, “sa cosa so fare?”. Non diamo mai per scontato che la gente sappia. Purtroppo questo aspetto è molto sottovalutato, spesso crediamo di essere dei libri aperti più di quanto -in realtà- siamo. Quante volte le persone che cercano lavoro si sentono dire: “averlo saputo prima! C’è un mio amico che cercava del personale ma ora è a posto” oppure “credevo volessi fare l’impiegato, dato che hai fatto sempre quello, davvero ti interessava il posto di magazziniere?”…e si potrebbe andare avanti all’infinito.

Proprio per evitare che accadano queste cose, come dicevamo, occorre calibrare il modo di comunicare, a seconda di chi vogliamo coinvolgere.

A questo punto vorrei proporre un modello per attuare una ricerca con metodo, utile a definire gli obiettivi su dove e come inviare la candidatura, dando un occhio anche sul tipo di calibrazione da mettere in atto. 

Muoviti così.
Per prima cosa, leggi le quattro domande presentate qui sotto  (successivamente -nei prossimi post- verrano commentate, una ad una, e verranno proposti dei casi concreti). In seconda battuta,  prova a rispondere, calibrandole sulla tua riceca.

Ecco le quattro domande:

1°) Dove voglio arrivare?

2°) Con chi avrò a che fare?

3°) Cosa voglio dire?

4°) Come trasmetto il messaggio?

Immagino che proposte così, su due piedi,  le domande non saranno molto esaurienti su cosa dovremo fare. Non  preoccuparti, andremo a definire -per ogni quesito- i passi da muovere. Per ora, limitiamoci a pensare come abbiamo cercato ad oggi e se abbiamo mai ragionato su come ci muovevamo per centrare il nostro bersaglio (lavoro).
 A presto!
 

domenica 6 gennaio 2013

AH!!!...ORA HO CAPITO! (SAPER ASCOLTARE)

  SAPER ASCOLTARE

Per essere buoni comunicatori -in questo caso, buoni ricercatori di lavoro- occorre imparare ad ascoltare attentamente. Sarà quindi molto utile saper analizzare in che modo ci sintonizziamo con le altre persone (e aziende): capendo chi si abbiamo di fronte e cosa sta cercando di comunicarci.

Se mi sento ascoltato e capito, instauro con il mio interlocutore vicinanza e complicità. Ascoltare, per quello che intendo, non vuol solo intendere il “
sentire” -cioè ascoltare in modo superficiale- ma “comprendere” -e con questo termine qui intendo "il saper afferrare profondamente, e con forza cosa, ciò mi viene detto da chi ho di fronte"-. Si tratterà, quindi, non solo di ascoltare con le orecchie, ma di saper ascoltare con lo sguardo, ascoltare con pazienza, ascoltare con umiltà...ascoltare...ascoltare...ascoltare.
Tornando alle nostre ricerche di lavoro credo che questo tipo di ascolto sarà la vera benzina delle nostre attività di ricerca. Se ascolterò bene, prima di avanzare le mie proposte, avrò maggiori chance perchè sarò in grado di cogliere l’attimo giusto e le modalità più efficaci della situazione, in quanto -spesso- saranno suggerite direttamente dal mio potenziale interlocutore dato che capita sovente che l'azienda, tra le righe, nel porre domande suggerisca anche delle possibili soluzioni.

Dall’ascolto provo a “distillare” quattro aspetti importanti: il feeling; la capacità di calibrare; la capacità di saper ricalcare; l’ascolto attivo (che, ovviamente, non è semplicemente "ascoltare").
n.b. Il mio intento non è di rivoltare come un calzino lo stile comunicativo di chi sta leggendo -anzi, è possibile ignorare questi spunti ed andare ad utilizzare solo gli aspetti più “pratici” del blog, ci mancherebbe-, credo però che occorra rendersi conto del fatto che, implicitamente, il fare un 'efficace ricerca di lavoro sia un'azione di "lettura" della realtà circostante, proattivandosi di conseguenza, imparando quindi a comunicare al meglio se stessi.

1)
Il "Feeling" è la capacità di comprensione del mondo altrui, di condivisione ed accettazione della percezione dell’altro e della sua realtà. Occorre una certa abilità a “creare” una nuova realtà comune, che sia un'integrazione delle differenti realtà “individuali”. Feeling è sentire l'altro per quello che è e, allo stesso modo, farsi percepire per quello si è.

2)
Calibrare” è la capacità di porsi con l’altro, aggiustando i propri comportamenti, riuscendo ad entrare in relazione. E' comunicare stando attenti a chi abbiamo di fronte.
Due esempi.
Quando parliamo con un anziano, che magari non sente bene, cosa facciamo? Spesso si parla ad alta voce, vero? Scandendo le parole, magari utilizzando il dialetto, usando qualche espressione che possa farci intendere.
E se volessimo farci capire da un bambino di cinque anni? Non viene spontaneo fare una vocina più simile a quella che lui utilizza con noi per comunicare? Magari, usando anche parole che, in realtà, non esistono nel linguaggio comune. Ecco, dovremo fare altrettanto quando faremo ricerca di lavoro. Non dovremo fare la vocina, ovviamente, ma far si che il nostro linguaggio sia il più vicino a quello dell’azienda o della persona che dovremo “conquistare. Si dovrà, quindi, calibrare il modo di comunicare per far si che il nostro messaggio sia compreso -al meglio- .

3) “
Ricalcare” significa andare incontro al nostro interlocutore, entrando in relazione per stabilire affinità a livello inconscio, verbale e non verbale. Non si tratterà di imitare l'altro ma di “aderire al suo stile comunicativo” adattando i parametri comportamentali -postura, linguaggio, timbro di voce ecc-. Senza volerlo infatti, spesso, facciamo piccoli movimenti presi a prestito da chi abbiamo davanti: modifichiamo le nostre pause nel parlare, cambiamo accento, gesticoliamo... e così via.
Il tutto per facilitare la comprensione di ciò che siamo e diciamo.

4) “
Ascoltare attivamente”. Consiste nel saper leggere tra le righe della comunicazione, ciò avviene grazie ad un'ascolto attento e curioso: capendo, così, anche le emozioni che stanno all’interno dei significati prodotti.
Stando bene in sintonia con quanto ci viene raccontato possiamo capire quali sono i messaggi, a più livelli, di chi abbiamo davanti.

Veniamo ad un esercizio di "ascolto" nella ricerca di lavoro.
Prova a leggere bene l'inserzione di un'azienda e osserva ("ascolta"):
  • il linguaggio che utilizza;
  • come viene pubblicato l'annuncio;
  • le tempistiche dell'assunzione proposta;
  • individua se le richieste parlano di aspetti richiesti "preferibili" o "necessari" o "essenziali", a seconda capiremo se possiamo candidarci).
Prova ad approfondire la conoscenza di questo il più possibile, cioè, prova ad “ascoltare l'inserzione”!
Fai lo stesso con chi ti troverai di fronte ad un colloquio di lavoro.
Prova a non pensare solo quello che dovrai dire; vedrai che ti si chiariranno molte cose senza neppure avere bisogno di chiedere. Se si impara ad ascoltare quello che ci viene richiesto (modalità , richieste implicite, ecc.) molte cose si semplificheranno -e di molto-.

Detto questo.
Quando rispondi ad un inserzione, particolarmente interessante, prova a osservare ed a osservarti, per vedere:

1) Se hai capito bene la cultura aziendale, il tipo di bisogni che ha l'azienda, cosa potrebbe aspettarsi da te.

2) Se stai proponendoti in modo chiaro (parlando il linguaggio del posto).

3) Se utilizzi una modalità di approccio che è in linea con quella dell'azienda (per esempio: si muovono su internet? cercano solo con il passaparola? mettono solo inserzioni sui giornali?).

Se farai questo, avrai iniziato a fare un buon ascolto e, allo stesso modo, mosso i passi verso la creazione di feeling, ricalco e calibrazione tra te e i tuoi interlocutori.
A presto!

giovedì 27 dicembre 2012

CHI BEN COMUNICA...SECONDA PARTE

Un altro aspetto importante, che può essere utile ai fini delle nostre ricerche, consiste nel rammentare che il significato della comunicazione sta nel risultato che otteniamo, non tanto nelle intenzioni che abbiamo in una determinata situazione. Può capitare, infatti, di dire una cosa per avere un effetto ed ottenere l'opposto.
Un esempio, anche se extra lavorativo,  molto concreto: invito una persona a mangiare un piatto cucinato da me. Dunque, vorrei fare una sorpresa pensando sia gradita (intenzione) però, una volta che l’ospite ha finito di mangiare il piatto si gonfia come una palla e finisce la serata all’ospedale (risultato). Cosa centra con le nostre ricerche? Domandati: "quante volte ho inviato curriculum per trovare lavoro (intenzione) e quante volte ho avuto risposta (risultato)?". Fai una sommaria statistica tra lo scarto degli invii e le risposte ottenute: cioè, se risulta che gli invii sono molti di più rispetto alle risposte chiediti quanto, ad oggi, hai badato realmente al risultato e non all' intenzione.
Un esempio di intenzione che non si traduce in risultato, questa volta in ambito "ricerca di lavoro". Se mando tremila curriculum nel giro di sei mesi ma non ho avuto risposta, può voler dire che l'intenzione nel cercare c'è ma il risultato no, ovviamente. A questo punto potrò fare due cose: o cambio modo di propormi, cercando di trovare nuove strategie per far si che il curriculum venga valutato positivamente, oppure, continuo a mandare curriculum senza fare modifiche confidando nella buona sorte. Quindi, riassumendo, le intenzioni contano sicuramente ma da sole non bastano, contano -maggiormente e banalmente- i risultati.

Un altro aspetto importantissimo, che non dobbiamo mai sottovalutare, consiste nel realizzare che le idee che abbiamo in testa, rispetto un qualunque concetto, non sono mai coincidenti al 100% con quello che le altre persone pensano sulla stessa cosa.
Per esempio. Hai mai cercato di spiegare ad un turista dove si trova una piazza o una strada, di una città, che tu conosci bene? Per aiutare il turista dovrai fornirgli spiegazioni dettagliate, spiegando passo passo cosa dovrà fare, altrimenti andrà a perdersi. Il tutto risulterà ancora più difficile se non avrà con sé una cartina topografica, occorrerà fornire ulteriori punti di riferimento, spiegando cosa troverà sul suo cammino per aiutarlo ad orientarsi finché non sarà giunto a destinazione.
Potremmo quindi dire che la
la cartina topografica che hai in testa (la tua mappa mentale) non è una realtà condivisa finché, a parole, gesti ecc. non riuscirai a trasmettergli ciò che intendi, in modo abbastanza chiaro da farti capire. Ci vorranno molte parole per far si che tu ed il turista vi capiate, e forse mai del tutto. Potremmo così dire che la nostra realtà mentale (mappa) non è la realtà valida per tutti
(territorio): non perché la realtà non esista, ma perché esiste un’idea che ci siamo fatti sulle cose (pre-giudizi) che va ad inficiare concretamente su quanto è realmente. E’ come se ognuno di noi avesse un paio di occhiali con le lenti di colore diverso dagli altri: tutti vediamo il mondo con le sue forme, i suoi contorni, la profondità, ma spesso con sfumature, emozioni, tonalità e colori diverse da chi ci sta vicino. Come dicono molti illustri esperti di comunicazione: “la mappa non è il territorio1

Perché ti dico questo e
perché lo metto in relazione con la tua ricerca del lavoro? Perché se non spiegherai bene cosa vai cercando, cosa hai fatto e cosa potresti fare, le parole dall’altra parte non potranno mai essere comprese appieno. Cerca quindi di chiarirti cosa dire e come dirlo. Esercitati a fare descrizioni delle tue competenze, perché poi dovrai trasmetterle. E ricorda. In uno scambio comunicativo non sono tanto applicabili le categorie di vero/falso, quanto piuttosto di felicità/infelicità nello scambio (del nostro caso, di assunzione o non assunzione in un posto di lavoro).
IN SINTESI.
Tutta la comunicazione passa attraverso tre modalità: verbale, paraverbali, non verbale.
-LINGUAGGIO VERBALE: COSA DICO (CONTENUTO) parole, corretto utilizzo dei termini e del linguaggio.

-
LINGUAGGIO PARAVERBALE
: (RELAZIONE) - tono, pause dialogiche, spinte ed accelerazioni, elementi prosodici (come la ripetizione delle stesse parole), velocità, timbro, volume, inflessioni dialettali.

-
LINGUAGGIO NON VERBALE
: (RELAZIONE) - postura, atteggiamento, gestualità, mimica facciale, respirazione, gestione dello spazio (prossemica), olfatto.Ne deriva che è impossibile non comunicare, come anticipavo prima. Anche nel momento in cui non desidero comunicare, implicitamente, attraverso la relazione -cioè il rapporto che ho con l’altra persona e nel modo in cui mi comporto- manifesto una qualche forma di messaggio.

Detto questo. Messo a fuoco alcuni spunti su come comunichiamo, quali sono i canali e cosa comunicare, da qui a poco cercheremo di applicare quanto detto sulla comunicazione alle nostre attività di ricerca di lavoro.
A presto!
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1 G.Bateson, Mente e natura, Aldephi, 1984, Milano. Bateson riprende qui le riflessioni di Alfred Korzybski nel suo libro ‘Science and Sanity’ (1933), il quale afferma: “Fin dall’infanzia veniamo programmati a seguire una mappa di comportamenti che danno forma alla nostra personalità e alle nostre idee sulla vita e sugli altri. Ciascun individuo funziona a partire da una certa mappa del mondo, da come vede la realtà e dalle esperienze passate. Ognuno legge la realta’ col suo filtro. Le nostre rappresentazioni mentali, le nostre descrizioni, non sono la realtà, e la mappa non è il territorio”. Ognuno di noi vede una realtà propria (mappa) ma è importante ricordare che non è la realtà (oggettiva) valida per tutti (territorio).

lunedì 24 dicembre 2012

COMUNICARE SE STESSI...CHI BEN COMUNICA E' PIU' DI META' DELL'OPERA

Per ben comunicare…
Prima di affrontare il modo in cui è opportuno comunicare le proprie competenze, penso sia utile, al riguardo, dare alcune indicazioni su come ci relazioniamo in generale.

Per fare la differenza nella tua ricerca dobbiamo parlare assieme -un attimo- di comunicazione, perché anch'essa non va improvvisata. Se prendi qualche spunto su quanto sto per dirti e, successivamente, lo calerai nel tuo modo di “parlare” all’azienda, potrai acquisire elementi utili ad aumentare l’efficacia delle tue ricerche.

Per iniziare, occorre che ti fermi un attimo ad interrogare te stesso su come comunichi. Pensa bene a quest’affermazione: “qualunque cosa facciamo o non facciamo, in un determinato momento, è sempre un atto comunicativo”. Tutto è comunicazione[1]...anche quando non parli. Sei d’accordo? Il parlare, il tipo di abbigliamento, i gesti che fai, lo sguardo, il silenzio ecc. sono tutti elementi del tuo comunicare.
Se, ad esempio, entri in una sala d’aspetto dal tuo dentista e le persone sono in silenzio che leggono qualche rivista o fissano il muro, puoi vedere la loro volontà di “non comunicare”. E’ paradossale ma è così, anche quando stai zitto -e non parli- comunichi qualcosa: che lo vogliamo o no, qualunque atto, è comunicazione. E non è, necessariamente, un atto consapevole.

Perché ci interessa per la nostra ricerca? Perché, in ogni momento -anche prima di parlare- stiamo dicendo di noi. Quindi, per prima cosa, dobbiamo ricordarci che nel modo i cui presenteremo la nostra candidatura sarà molto influente, cioè se vado vestito male all’appuntamento, arrivo in ritardo senza giustificazioni o entro in un ufficio per fare un colloquio parlando al cellulare facendo gesti del tipo “aspetta un attimo, ora mi libero”, sto comunicando in modo non propriamente corretto, anche se con le parole non ho ancora detto nulla.

La comunicazione, dal latino comunico, significa condivisione; non significa "mandare messaggi", ma va intesa come un atto sociale e reciproco di partecipazione, mediato dall'uso di simboli significativi tra individui e gruppi diversi. Quindi: comunicare è: interagire, mettere in comune, mettere in relazione.

Faccio ordine.
La comunicazione è in sintesi un processo circolare che prevede i seguenti elementi[2]:
- l'emittente, o fonte di trasmissione, è il soggetto da cui la comunicazione viene prodotta. L'emittente è caratterizzato e condizionato dalla propria cultura, da propri interessi, dal proprio linguaggio, da risorse e strumenti che ha a disposizione, dalla propria esperienza passata e dalla conoscenza che ha rispetto al contesto e agli interlocutori;
- il messaggio è rappresentato dai contenuti e significati che l'emittente vuole trasmettere al destinatario:
canale è il mezzo che viene utilizzato per la trasmissione del messaggio (giornali, radio, televisione, voce...);
- il codice è l'insieme di regole convenzionali utilizzate per esprimere il messaggio (ad esempio, la lingua madre, il linguaggio gergale utilizzato all'interno di un gruppo giovanile, l'alfabeto dei sordomuti o il braille per i non vedenti);
- il destinatario è il soggetto a cui il messaggio viene rivolto; anch'egli è caratterizzato da cultura, linguaggi, esperienze e strumenti propri
- il feedback rappresenta il "messaggio di ritorno" dal destinatario all'emittente. Esso consente di verificare che il messaggio è giunto a destinazione ed è stato compreso.
- Il contesto della comunicazione è il luogo fisico dove avvengono gli scambi.

Ricapitoliamo su questo spunto.
Ho illustrato l'elenco degli elementi della comunicazione perchè tu possa vedere, da vicino, quante e quali parti del processo sono coinvolte. Ogni elemento proposto corrisponde, nella ricerca di lavoro, ad una variabile che può essere modificata e potenziata.

Per esempio.
Emittente: potresti essere tu che cerchi;
Destinatario: sarà, allora, il datore di lavoro che riceve il tuo curriculum;
Messaggio: è quello che vuoi portare all'azienda (quindi al datore di lavoro).Ovvero, le tue competenze, le disponibilità, che stai cercando lavoro, le tue motivazioni ecc.
Il canale: come abbiamo gia visto, potrebbero essere molti -internet, fax, passaparola ecc.-
Il Feedback: è la rispostà che il datore di lavoro darà -o non darà- dopo che tu ti sarai proposto per un impiego.
Contesto: in questo caso, sarà l'azienda dove ti stai proponendo.

Questo schema ci servirà per riconoscere gli elementi della tua ricerca e, così, provare a migliorarli. Se ci sono degli intoppi a livello comunicativo, saranno in una di queste variabili che ti ho elencato: occorrerà capire su cosa dobbiamo agire per  cercare di invertire la tendenza.

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1. In questa parte, per argomentare “la comunicazione”, propongo gli spunti esposti dal pensiero della scuola di Palo Alto, dove venne elaborata una teoria della comunicazione dagli anni 60 e che troviamo esposta nel libro “Pragmatica della comunicazione umana”, di Watzlavick, J.H.Beavin, D.D.Jackson, Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio, 1971.Tutto ciò non ti deve spaventare, è solo un modo per approfondire-di un po'- questo delicato aspetto tanto importante. Ma non è essenziale diventare esperti di comunicazione, e non voglio caricarti di informazioni che possono appesantire la tua ricerca.. Mi limito a dirti alcune cose che potranno tornarti utili. Vedi tu se approfondire.

2.A.Polmonari, N.Cavazza, M.Rubini, Psicologia Sociale, Il mulino, Bologna 2002.

mercoledì 12 dicembre 2012

...E LA LETTERA DI PRESENTAZIONE NON E'..

La lettera di presentazione non...è il curriculum
Il curriculum è la tua carta d’identità professionale, in esso va messo ciò che hai fatto nel tuo lavoro, gli studi e alcuni aspetti della tua vita privata (interessi, capacità, conoscenza delle lingue ecc.).
A questo punto, potresti chiederti: “ma allora, se scrivo il curriculum e metto tutte le informazioni che mi chiede, a cosa serve la lettera di presentazione?”.
Una volta la lettera di presentazione inziava grosso modo così: “con la presente vengo a sottoporre alla vostra cortese attenzione..ecc ecc.”.
Ora -almeno io la penso così- la lettera deve essere come “un cavallo di Troia” cioè deve entrare nell’attenzione di chi legge per incuriosire e per far sì che "l'interessato tuo" sia interessato davvero!.. prendendo poi in mano il curriculum. Questo non vuol dire che deve avere i fuochi artificiali, le luci, oppure affermare cose che non stanno né in cielo né in terra, ma che in breve (al massimo in 10 righe circa) dica chi sei, cosa fai, la tua situazione, perché scrivi e invii il curriculum.

N.B. 
Nella lettera di presentazione, generalmente, si mette  un “oggetto”: dove andiamo andicare il tipo di candidatura.
-Se la tua è un' “autocandidatura”, ti stai proponendo senza rispondere ad un’inserzione specifica, provando, per vedere se l’azienda ha bisogno.
-Se stai rispondendo ad un annuncio -risposta ad una inserzione-, vuol dire che hai visto una qualche offerta e ti interessa. In questi casi devi mettere il riferimento che troverai per far capire a cosa ti stai candidando.

Le prime sono righe sono paragonabili alla cornice di un quadro. Se la cornice è bella, allora il quadro sarà valorizzato; questo esempio calza perché con le indicazioni preliminari che offri  inquadri la tua situazione offrendo riferimenti chiare ad indicare chi sei.

Ecco un esempio di presentazione.
Tralasciando la disposizione grafica -l'oggetto e le indicazioni quali: l'indirizzo, il destinatario ecc.- nei contenuti potrebbe presentarsi così: 
Mi chiamo Davide Marino, ho xx anni, abito xx, sono laureato in xx, da xx anni lavoro come orientatore occupandomi di xxx, attualmente sono in cassaintegrazione -quindi portatore di sgravi fiscali-".
A questo punto, dato che abbiamo a disposizione ancora circa 6 righe e mezzo, occorre toccare alcuni aspetti che potrebbero interessare chi sta leggendo.
Continuerei, quindi, esplicitando nell'ordine:

- “perché mi propongo”;
-“cosa potrei fare e quali sono le mie disponibilità” cercando di trovare più punti di contatto rispetto alla realtà lavorativa alla quale mi sto proponendo;
- toccherei poi l’argomento “motivazione” -cioè “il perché” voglio andare a lavorare lì-;
- per finire, saluterei rilanciando per un incontro conoscitivo.

Il tutto verrebbe fuori all'incirca nel seguente modo:
Mi chiamo Davide Marino, ho xx anni, abito xx, sono laureato in xx, da xx anni lavoro come orientatore occupandomi di xxx, attualmente in cassaintegrazione -quindi portatore di sgravi fiscali-, sono molto interessato alla vostra inserzione xxx perchè xxx, nel corso degli anni ho svolto xxx con le mansioni di xxx.  Vorrei a collaborare con la Vs azienda perchè xxx.
RingraziandoVi per la gentile attenzione, resto a disposizione per un eventuale colloquio conoscitivo.
Cordiali saluti
Davide Marino".

Ora prova a scrivere tu una lettera di presentazione. Prendi il modello sopra proposto sopra e inserisci i tuoi dati, cercando passo passo di raccontarti.

Quindi potrebbere venire così: "Mi chiamo ….................., ho …... anni, abito …......, sono ….........(se hai fatto degli studi particolari inseriscili qui, sennò salta pure), da xx anni lavoro come ….... (inserisci il tuo ruolo professionale. Se non hai ancora lavorato salta pure) occupandomi di xxx (inserisci quali mansioni avevi, non tutte, se ne hai di simili al lavoro per cui ti stai proponendo…mettile), attualmente xxx (occupato, disoccupato, in mobilità, in cassaintegrazione ecc. vedi tu. Se sei appartenente alle catogorie protette puoi inserirlo qui) e sono molto interessato alla vostra inserzione perchè…...(qui metti la motivazione che hai ad andare in quel posto a lavorare, cosa puoi offrire, le tue disponibilità ecc.)Vorrei a collaborare con la Vs azienda perchè xxx.
RingraziandoVi per la gentile attenzione, resto a disposizione per un eventuale colloquio conoscitivo.
Cordiali saluti

Riassumendo.

In queste poche parole ho detto alcune cose per invogliare la persona a leggere il curriculum. Tra le righe di una lettera di presentazione sto praticamente lasciando intendere questo: “ehi, leggimi! Come lavoratore e come persona faccio al caso tuo, ecco le mie qualità…”.
Dovresti immaginare la lettera di presentazione come una bella vetrina. Se stai passando davanti ad un negozio e vieni colpito da ciò che propone, ti farai certo un’idea di quello che puoi trovare dentro, che può offrirti, di quanto è in linea con i tuoi gusti e del tuo portafogli; viceversa, se viene offerta un’immagine poco piacevole, non in sintonia con te, la vetrina servirà per farti accelerare il passo e andartene.
Chi leggerà la tua lettera dovrà quindi fermarsi incuriosito, già predisposto a valutare il tuo curriculum con una certa attenzione.
A presto!